Bullismo e Cyberbullismo

Secondo l’indagine “Osservatorio adolescenti” presentata da Telefono Azzurro e DoxaKids nel mese di novembre 2014, condotta su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, il 34,7% dei ragazzi ammette di aver assistito o di essere stato vittima di episodi di bullismo (alle medie ne è vittima il 30,3%, alle superiori la percentuale sale al 38,3%). La scuola risulta essere il luogo prevalente in cui è presente il bullismo (il 34,3% dei ragazzi intervistati, infatti, vorrebbe che la scuola offrisse più protezione da violenza o bullismo), ma non è l’unico: se, infatti, per il 67,9% degli intervistati gli episodi di bullismo si sono verificati nel contesto scolastico, il 10% del campione intervistato ha invece dichiarato di essere stato vittima di bullismo nell’ambiente sportivo (13,3% dei maschi vs 6% delle femmine).

Ma cos’è il bullismo? E soprattutto come possiamo distinguerlo dalle semplici ragazzate? 

“Il bullismo è un atto di aggressione, consapevole e volontario, perpetrato in maniera persistente e organizzata da uno o più individui nei confronti di una o più persone” (Fedeli 2006). Rimanendo fedeli alla definizione sopra esposta possiamo individuare i seguenti elementi fondanti:

  1. E’ finalizzato a provocare un danno.
  2. E’ intenzionale e volontario.
  3. Esiste una differenza di potere tra il bullo e la vittima (Si tratta prevalentemente di un potere di status: il bullo di solito ha parecchi amici che spesso sono complici, mentre la vittima è spesso isolata).
  4. E’ spesso organizzato , sistematico e continuativo nel tempo.
  5. Prevede ruoli di bullo e di vittima fissati rigidamente.
  6. Implica l’appoggio di complici
  7. La vittima teme e/o non è in grado di difendersi, né di riferire ad altri l’accaduto, per timore di ritorsioni.
  8. Determina negli spettatori la paura d’intervenire o di riferire ad altri l’accaduto.
  9. Produce la deumanizzazione della vittima, così da de-colpevolizzare il bullo, i complici e gli spettatori.

Questi caratteristiche sono tipiche del fenomeno del bullismo e ci permettono di distinguerlo dalle semplici ragazzate. Di seguito una tabella esplicativa:

Ragazzate

Non sono cristallizzate nei ruoli

Non sono premeditate

Non è presente sbilanciamento di potere

Non sono perpetrate in modo collettivo contro un singolo

Bullismo

 

 

 

 

 

Criminalità

Aggressioni fisiche violente in grado di provocare danni gravi e invalidanti

Uso di armi o oggetti pericolosi (spranghe, bottiglie, etc)

Violenza a sfondo sessuale

Gravi minacce (es di morte).

Fedeli (2006)

Negli ultimi decenni si è sviluppata una particolare forma di bullismo: il Cyberbullismo. Questo nuovo fenomeno è connesso all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come telefoni cellulari, internet, tablet. La fruizione degli spazi virtuali dei media digitali, luoghi in cui i soprusi accadono, è facilmente accessibile e molto diffusa tra i ragazzi. Quella attuale è, infatti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, un’esperienza connaturata alla quotidianità: nel 2014, l’83% dei ragazzi tra 11 e 17 anni di età utilizza Internet con un telefono cellulare e il 57% naviga nel web. Il cyberbullismo pur essendo in continuità con il bullismo presenta caratteristiche diverse da quest’ultimo e spesso ha conseguenze ancora più gravi. L’assenza del contatto fisico con l’altro, la possibilità di agire in maniera (apparentemente) anonima, la sterminata platea che può visualizzare l’atto aggressivo sono elementi che contribuiscono in maniera notevole ad aggravare l’impatto del fenomeno.

Aspetti clinici e diagnostici

Il fenomeno del bullismo non viene inserito come categoria a se stante nella nosografia ufficiale, ma  molto spesso i comportamenti aggressivi che spesso vengono messi in atto durante episodi di bullismo li ritroviamo sotto le etichette diagnostiche di “Disturbo della condotta” e di “Disturbo oppositivo provocatorio”. Al di là dell’etichetta diagnostica è bene capire quali sono le caratteristiche psicologiche dei bulli. Per prima cosa dobbiamo dire che i bulli possono essere distinti in due categorie : i bulli reattivi e i bulli proattivi.  

I bulli reattivi sono quei ragazzi che carenti in abilità sociali, che presentano caratteristiche d’impulsività e di iperattività e che reagiscono in maniera intensa a qualsiasi lieve provocazione ambientale. Questi ragazzi hanno spesso una diagnosi da deficit d’attenzione e iperattività. Tali caratteristiche li portano spesso ad avere difficoltà a livello sociale con rifiuti da parte dei coetanei ed isolamento. 

I bulli proattivo mette in atto il comportamento aggressivo in maniera organizzata e pianificata al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ il tipico soggetto “freddo e calcolatore” che presenta un ridotto livello di attivazione emozionale con pochi stati emotivi di rabbia e di paura. Sul piano sociale il bullo proattivo è spesso il leader del gruppo dei coetanei.

Intervento

E’ possibile sconfiggere il bullismo? E come? 

Naturalmente è bene fronteggiare il fenomeno con progetti da svolgere prevalentemente in ambito scolastico. Molti sono i programmi antibullismo che sono stati messi in piedi, e tutti quelli di maggiore efficacia concordano su tre punti:

  • Promuovere la consapevolezza tra ragazzi, genitori e insegnanti. Le tre componenti scolastiche devono agire in sinergia.
  • La risposta al bullismo deve essere sistematica e organizzata. Essendo il fenomeno del bullismo organizzato, non lo si può fronteggiare con azioni estemporanee di un unico docente o di un genitore.
  • Coloro i quali si trovano a fronteggiare il bullismo devono essere adeguatamente preparati.

Il bullismo può essere fronteggiato sia in maniera preventiva che sulla crisi:

Strategie di prevenzione

Un vecchio spot diceva “prevenire è meglio che curare!” Tale affermazione non può essere più adeguata di quando ci troviamo di fronte al fenomeno del bullismo. Infatti il contrasto dei fenomeni di aggressività e prevaricazione si gioca prevalentemente su un piano preventivo. Molto più difficile e meno efficace è agire quando il fenomeno si è ormai cristallizzato. Agire su un piano preventivo significa promuovere nei ragazzi quelle abilità sociali, emotive e comunicative delle quali spesso sono carenti. Per esempio una vittima di bullismo potrebbe essere travolta dall’ansia quando si tratta di fronteggiare un bullo, o il bullo stesso potrebbe avere difficoltà empatiche e/o di autoregolazione emotiva e comportamentale. In poche parole l’atto aggressivo origina da deficit di abilità più o meno diffusi (Fedeli 2006). 

Un altro piano su cui si gioca l’intervento preventivo è il piano della psico-educazione. E’ fondamentale fornire ai ragazzi informazione riguardo alcuni aspetti strettamente legati al bullismo e al cyberbullismo. Fenomeni come quello del sexting (una forma di cyberbullismo sessuale) ad esempio potrebbero non verificarsi se i ragazzi avessero un’educazione sessuale adeguata, così come informazioni riguardo le conseguenze legali del cyberbullismo potrebbero essere un freno nel compiere atti di cyber-aggressività.  

Da quanto sopra esposto si evince come la prevenzione può essere fatta percorrendo due strade: da un lato agendo sulla creazione di un ambiente fisico e sociale favorevole all’acquisizione di conoscenze e allo sviluppo di relazioni prosociali; dall’altro abilitando i ragazzi di quelle competenze sociali, emotive e relazionali di cui spesso sono carenti.

Strategie sulla crisi

Il bullismo abbiamo visto che è un fenomeno estremamente complesso. Esistono diversi tipi di bullismo, così come diversi tipi di bullo. Di fronte a questa variabilità del fenomeno non esiste un’unica strategia di fronteggiamento, ma dobbiamo pensare a diverse strategie a seconda del caso che ci si pone di fronte. L’intervento deve essere specifico e personalizzato. Queste strategie però devono essere scelte all’interno di una filosofia che promuove una disciplina induttiva piuttosto che punitiva che mira all’acquisizione di abilità piuttosto che a sanzioni e colpevolizzazioni.