Disturbo Oppositivo Provocatorio

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è un disturbo del comportamento. E’ caratterizzato, fondamentalmente, dalla tendenza del bambino a sfidare in particolare i genitori o gli altri adulti che se ne occupano, ma anche i coetanei, spesso istigando e cercando di provocare irritazione.

Alcuni comportamenti oppositivi provocatori sono normali, soprattutto nei bambini più piccoli, ma occorre prestare attenzione a quei bambini che esibiscono rabbia persistente e in modo non appropriato per l’età, al punto da causare difficoltà di adattamento e di funzionamento a livello sociale, in modo frequente per almeno 6 mesi.

Caratteristiche del bambino con DOP

Il bambino con DOP presenta umore irritabile, va spesso in collera, è particolarmente suscettibile e rancoroso. Si rifiuta spesso di seguire le regole e rispettare le richieste, opponendosi verbalmente o con le azioni. 

Spesso irrita deliberatamente gli altri o li accusa per i suoi errori e per il proprio comportamento. 

Cerca di vendicarsi dei torti che ritiene di aver subito, in quanto ha spesso un atteggiamento pessimista e vittimistico. Di fronte al rifiuto delle sue richieste si mostra irritato e capriccioso, piange, urla, sbatte i piedi.

Incidenza del disturbo

La prevalenza del disturbo varia tra il 2% e il 16%, con una stima media del 3,3% dei bambini di età compresa tra 6 e 12 anni, con maggiore frequenza nei maschi che nelle femmine.

Il disturbo ha maggiore prevalenza nelle famiglie in cui l’accudimento del bambino è turbato da un susseguirsi di diverse persone preposte all’accudimento stesso, o in famiglie in cui sono comuni pratiche educative rigide, incoerenti, o distratte. Il disturbo è più comune nelle famiglie in cui vi è un grave disaccordo coniugale. Sembra essere più comune anche nelle famiglie in cui almeno un genitore ha una storia di Disturbo dell’Umore, DOP, Disturbo della Condotta, Disturbo Antisociale della Personalità, ADHD, Disturbo correlato a sostanze. La comparsa dei primi sintomi si verifica prevalentemente in età prescolare e raramente oltre la prima adolescenza. 

In una quantità significativa di casi il disturbo precede lo sviluppo di un Disturbo della Condotta. In generale, i bambini con DOP sono maggiormente esposti al rischio, da adulti, di sviluppare problemi nel controllo degli impulsi, depressione, ansia e abuso di sostanze. E’ frequente la comorbilità con l’ADHD (Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività), Disturbi dell’Apprendimento e della Comunicazione.

Per quanto riguarda la prognosi, i dati riportano che quanto più è precoce l’intervento tanto più è possibile limitare le conseguenze negative del disturbo e favorire un migliore adattamento all’ambiente. Tale rischio, rende fondamentale, a seguito della diagnosi, intervenire con un trattamento precoce e specifico.

Cause

 

Il DOP sarebbe il risultato della combinazione di fattori individuali e ambientali differenti:

-Caratteristiche del bambino

Alcuni tratti di temperamento del bambino predispongono già di per sé più di altri a sviluppare un DOP. Si pensi alla velocità ad annoiarsi, all’irritabilità, all’intolleranza alla frustrazione, l’ostilità, la bassa reattività alle punizioni etc. A livello biologico, sembrerebbe che i bambini con DOP presentino un deficit nel sistema di controllo che inibisce i comportamenti aggressivi e un più basso livello di serotonina, (neurotrasmettitore che regola l’umore) e di cortisolo (l’ormone dello stress). Presentano, inoltre, una serie di distorsioni cognitive, che non consentono loro di valutare in maniera corretta le situazioni, né di scegliere le soluzioni più adeguate per risolvere i conflitti.

-Caratteristiche del genitore

 

Genitori con tratti di temperamento problematici (impulsività, depressione etc.) avrebbero maggiori probabilità di avere figli oppositivi e provocatori, creando dinamiche disfunzionali che rinforzano il disturbo. La presenza di un disturbo psichiatrico nei genitori può avere effetti negativi sulla percezione della genitorialità ed essere fonte di stress per loro ed il bambino. I genitori sperimenterebbero un vissuto di inadeguatezza, incompetenza e bassa autostima. Presenterebbero difficoltà ad empatizzare con il figlio, mostrerebbero un locus of control esterno e inadeguato. Un contesto familiare caratterizzato da alta conflittualità, inoltre, può contribuire a modellare negativamente il comportamento del bambino.

-Stile educativo disfunzionale

 

Il sistema educativo si alterna spesso tra strategie disfunzionali, negligenti e inconsistenti, oppure eccessivamente rigide e coercitive. I genitori sono portati ad usare metodi negativi, accompagnati da alti livelli di irritabilità, espressione negativa delle emozioni, scarsi rinforzi positivi. Infatti, dando attenzione ai comportamenti problematici, si stimola e si rinforza la probabilità che vengano riproposti mentre i comportamenti positivi, tendono a verificarsi con minore frequenza. Questo circolo vizioso disfunzionale rimanda al bambino un’immagine negativa di sé e delle proprie capacità, spingendolo a non sforzarsi di migliorare. Dal canto loro, i genitori avranno una percezione di scarsa autoefficacia, innalzeranno il loro livello di stress e abbasseranno sempre più il limite di tolleranza.

Anche a scuola il bambino tenderà a ricevere maggiormente feedback negativi su di sé. I continui rimproveri degli insegnanti e la tendenza dei compagni ad isolarli, contribuiscono ad aggravare problemi di relazione e di apprendimento. Il bambino si farà l’idea che gli altri sono ostili, giudicanti, pericolosi e che, quindi, bisognerà difendersi.

-Contesto sociale

Incidono, inoltre, fattori quali lo svantaggio socio economico, eventi stressanti per la famiglia, distress personale, di salute, finanziario, mancanza di stimoli cognitivi adeguati.

Trattamento

In letteratura è riportata la maggiore efficacia di un trattamento integrato, ad approccio cognitivo comportamentale, che prediliga una combinazione di interventi multimodali su più livelli (individuale, familiare ed extra familiare). Nei casi più gravi, eventualmente sarà integrato anche un trattamento farmacologico di supporto.

Il lavoro in terapia con il bambino si prefigge come obiettivi:

l’intervento sulle distorsioni cognitive, quindi rispetto a come lui si rappresenta gli eventi che accadono.

  • La regolazione delle emozioni, in particolar modo della rabbia e dei suoi meccanismi di innesco.
  • L’acquisizione di strategie di autocontrollo.

La modifica dei comportamenti disfunzionali e l’incremento delle capacità di problem solving.

Il lavoro in terapia con i genitori si prefiggerà di:

Modificare le distorsioni cognitive su sè stessi e sul loro bambino.

  • Comprendere le dinamiche disfunzionali e interrompere i circoli viziosi che mantengono e rinforzano il disturbo.
  • Focalizzare la loro attenzione sugli aspetti positivi del bambino, in modo da poter rinforzare i comportamenti funzionali e rendere più elevata la probabilità che vengano messi in atto con maggiore frequenza.

Apprendere tecniche comportamentali volte a migliorare il clima familiare.